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Poche ore dopo l’omicidio di Alex Pretti da parte di alcuni agenti della Border Patrol a Minneapolis, il comandante Gregory Bovino ha sostenuto che Pretti volesse «massacrare gli agenti di polizia». È un’accusa senza fondamento, ma è esemplare della retorica adottata da Bovino negli ultimi mesi per difendere le azioni sempre più aggressive degli agenti durante le operazioni anti-immigrazione ordinate dall’amministrazione di Donald Trump.

Dopo le molte critiche a cui è stata sottoposta, in particolare dopo l’omicidio di Pretti, il presidente Trump ha detto che manderà in Minnesota Tom Homan, un funzionario che si occupa di immigrazione e che dovrà supervisionare le attività dell’ICE. Non è chiaro se questo influirà sui compiti di Bovino. Fonti anonime del governo hanno detto a vari giornali che dovrebbe lasciare Minneapolis nelle prossime ore insieme ad alcuni agenti del Border Patrol.

Bovino ha 55 anni e ha origini calabresi. Da trent’anni fa parte della Border Patrol, la forza di polizia federale che si occupa di immigrazione e controllo dei confini. Già a gennaio del 2025, prima dell’insediamento di Trump, Bovino guidò l’operazione “Ritorno al mittente” con cui per tre giorni gli agenti della Border Patrol condussero rastrellamenti per trovare, arrestare ed espellere immigrati irregolari dalla contea di Kern, in un’area rurale della California. Quell’operazione è considerata una sorta di precedente, su scala più ridotta, di quelle che da mesi sta conducendo l’amministrazione Trump.