Roma, 2 mar. (askanews) – Aprire subito un tavolo nazionale con tutti gli attori del comparto bieticolo-saccarifero per definire un piano straordinario di rilancio della produzione di zucchero 100% italiano. È la richiesta di Cia-Agricoltori Italiani, che sottolinea come la situazione critica della filiera imponga un confronto urgente con le istituzioni per individuare soluzioni condivise.
Negli ultimi vent’anni, infatti, l’Italia ha progressivamente smantellato uno dei suoi comparti storici. Prima della disastrosa riforma dell’OCM Zucchero del 2006, il Paese contava oltre 250.000 ettari coltivati a barbabietola, 19 zuccherifici attivi lungo la penisola e una produzione superiore a 1,5 milioni di tonnellate, che garantiva la piena autosufficienza nazionale. Oggi le superfici si sono ridotte a meno di 19.000 ettari complessivi e l’import copre circa l’80% del fabbisogno interno.
Non solo. Ora, ricorda Cia, con la decisione di Coprob Italia di sospendere per il 2026 il funzionamento dello stabilimento di Pontelongo, nel Padovano, resta un unico zuccherificio attivo e operativo in Italia: quello di Minerbio, in Emilia-Romagna. Per Cia, si tratta di un brutto colpo in uno degli ultimi importanti areali di produzione – il Veneto con circa 4.000 ettari – che mette in pericolo centinaia di posti di lavoro, diventando al contempo l’emblema della crisi del settore e del rischio di vedere la parola fine alla produzione di zucchero in Italia.






