Quando Laura Pausini ha detto il suo nome decretandolo vincitore, Sal da Vinci è crollato in ginocchio e poi ha ammesso con un filo di voce: "Non ci capisco niente!", ma poi si è rialzato e ha ricantato con un'energia indescrivibile la sua 'Per sempre sì' che dal primo ascolto è diventata un tormentone.

Il suo ritorno a Sanremo dopo 17 anni doveva essere una festa anche per celebrare i 50 anni di una carriera lunga fatta di successi ma anche di tante sconfitte con una sola arma in mano: la voce, che lui definisce "il più delicato degli strumenti".

E invece si è trasformata in un'incoronazione che ha subito voluto dedicare alla famiglia che l'ha aiutato tanto e alla sua Napoli. La voce Sal da Vinci non l'ha mai risparmiata in questa settimana sanremese tra interviste, scambi con i fan e anche un mega evento davanti alla Concattedrale di San Siro che ha paralizzato Sanremo dove ha officiato una promessa tra due innamorati. E ha anche capeggiato la numerosa truppa di giovani ed esuberanti cantanti campani al festival: da Lda a Aka 7Even, da Samurai Jay a Luchè. Tutti ne parlano e bene e dicono di lui: "È come uno zio".

Anche oggi in conferenza stampa l'emozione era ancora veramente indescrivibile. "Ho ancora addosso sulla mia pelle - dice - questa emozione e questo affetto clamoroso che tutti mi hanno regalato. È la vittoria di un popolo e la vittoria di tutti quelli che hanno perseverato nel seguire un sogno. Faccio questo mestiere da quando avevo 7 anni e l'ho continuato con perseveranza tra cadute e salite ripide. Non è stato facile, ma è una vittoria di tutti quelli come me che vengono dal basso". E per questo condivide anche la vittoria con Geolier "che viene dal popolo, dalla gente come me".