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Ultimo aggiornamento: 6:48

Nei giorni in cui la relatrice speciale delle Nazioni Unite Francesca Albanese era nuovamente al centro di una campagna diffamatoria, ho ricevuto un saggio di Didier Fassin (Una strana disfatta, Feltrinelli Idee), antropologo e medico francese, professore all’Institute for Advanced Studies di Princeton (Usa) e al Collège de France. Il titolo riprende quello usato da Marc Bloch all’indomani della sconfitta francese nel 1940: disfatta militare quella del secolo scorso, morale quella attuale.

Le leadership del Nord del mondo tendono sempre, con qualche eccezione, a selezionare le cause per cui valga la pena agire politicamente e, di conseguenza, trascurano o dimenticano pezzi di umanità che vengono distrutti qua e là nel mondo. Ma nei confronti di quel pezzo di umanità che è la popolazione palestinese della Striscia di Gaza si è andati oltre la dimenticanza: la sua distruzione, all’indomani dei crimini di guerra commessi da Hamas nel sud d’Israele, è stata attivamente difesa, condonata, sostenuta e incoraggiata.

Non solo non ci si è opposti a un progetto genocidario ma si è dato appoggio alla sua realizzazione: di nuovo con qualche eccezione, si è sposata la narrazione di Israele che stava difendendo la sua stessa esistenza, si è dato credito alla versione degli eventi fornita da Israele e si è messo in dubbio quella palestinese, si è giudicato inammissibile che lo stato le cui generazioni precedenti avevano subito un genocidio potesse commettere tale crimine.