PADOVA - Non sopporta la scritta Ncc. E quando incontra per strada un collega che lavora per conto di Uber va letteralmente fuori dai gangheri. Perché la ritiene una vera e propria concorrenza sleale praticata da chi lavora in regime di abusivismo. In un’occasione ha però con tutta probabilità esagerato. Alan Mosele, 46 anni, di Selvazzano, ha rischiato di provocare una tragedia.
In centro a Padova, al volante del suo taxi, ha infatti investito, fortunatamente solo di striscio, un altro conducente, colpendolo al ginocchio destro e provocandogli una lesione giudicata guaribile in una decina di giorni. Ora Mosele dovrà affrontare un processo. Il pubblico ministero Claudia Brunino, che ha coordinato le indagini dei carabinieri di Prato della Valle, l’ha rinviato a giudizio davanti al giudice di pace con le accuse di minacce e lesioni personali. Il processo andrà a ruolo il prossimo 4 marzo. Mosele è difeso dal legale Nicola Fantin mentre la vittima, un quarantaquattrenne di origini ucraine, residente a Padova, si costituirà parte civile con l’avvocato Federico Alati.
Il fatto risale al 1° dicembre di due anni fa. Mosele, tassista di professione, viaggiava a bordo del suo mezzo in corso Milano. Era diretto in quartiere Palestro dove avrebbe dovuto caricare un cliente. All’altezza dell’hotel Hilton ha incrociato un bus di colore nero che recava l’insegna Ncc (noleggio con conducente) rilasciata dal Comune di Granze. Sul mezzo era ben visibile anche l’insegna “www.navettaitalia.com” abitualmente attiva sull’applicazione Uber. Mosele avrebbe a quel punto rallentato la corsa e, una volta abbassato il finestrino, si sarebbe rivolto verso lo sconosciuto chiedendo spiegazioni.








