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Ultimo aggiornamento: 6:15
La memoria è l’antidoto per eccellenza contro le armi di distrazione di massa. Gli anniversari sono una sorta di scorciatoia della memoria, purtroppo spesso restano vittime delle “catene di Markov”, quel processo scientifico che permette di prevedere ogni cambiamento a partire dall’osservazione del presente. Spesso, infatti, il presente è ostaggio delle manipolazioni del passato.
La premessa non è oziosa. Oggi, infatti, rievochiamo un drammatico anniversario: quarant’anni fa, la sera del 28 febbraio 1986, venne assassinato il primo ministro svedese Olof Palme mentre tornava a casa a piedi e senza scorta dopo aver visto un film con la moglie Lisbeth in un cinema del centro di Stoccolma, “I fratelli Mozart” della regista svedese Suzanne Osten. Palme e la moglie stavano camminando lungo la Sveavägen, quando alle 23 e 21 uno sconosciuto, sbucato dall’ombra di un portone, lo insultò, gridando parolacce contro di lui, ed intanto impugnando una grossa Smith&Wesson 357 Magnum, gli sparò due colpi. Il primo raggiunse il premier alla schiena, il secondo sfiorò, ferendola di striscio, la moglie. Il tizio, secondo le dichiarazioni di alcuni testimoni, era alto un metro e 85, sui 35-40 anni. L’assassino scappa, si dilegua. Due ragazze, in un’auto parcheggiata lì vicino, scorgono qualcosa, ma la loro testimonianza serve a ben poco. C’era anche un tassista, ed è lui che lancia l’allarme via radio, la prima pattuglia della polizia arriva quattro minuti dopo la chiamata. Gli agenti si rendono conto che l’uomo a terra è il primo ministro, e che anche la moglie è ferita. Palme agonizza, ormai. L’ambulanza irrompe scortata da altre auto della polizia, la zona è isolata. Il premier entra in ospedale alle 23 e 42. I medici registrano la sua morte alle 00.06 del 1 marzo.






