Milano, 27 feb. (askanews) – Icam, produttore di cioccolato e semilavorati del cacao, ha chiuso il 2025 con un fatturato di 432 milioni di euro, in crescita di circa il 35% rispetto all’anno precedente. E guarda al 2026 “con fiducia”, “anche grazie al miglior andamento dell’ultimo raccolto di cacao e a una sostanziale stabilità dei consumi”.
A sostenere la crescita in particolare lo sviluppo sui mercati esteri, che oggi rappresentano il 63% del fatturato complessivo. Icam vende i propri prodotti in 83 Paesi ed è presente con sedi di rappresentanza in Inghilterra, Francia e Stati Uniti, una struttura operativa in Perù per l’acquisto del cacao e una subsidiary in Uganda, dove negli ultimi 15 anni sono stati realizzati tre centri di lavorazione per le fasi di fermentazione ed essiccazione. A tal proposito, l’azienda, a partire dai prossimi mesi, realizzerà un sito produttivo negli Stati Uniti, mercato che rappresenta quasi il 20% del fatturato export. Una scelta, spiega, che riflette la strategia di presidio dei mercati chiave e la volontà di consolidare la competitività internazionale.
Per Icam, in questi anni a fare a ago della bilancia è stato il costo della materia prima. Dopo anni segnati da forti tensioni sul mercato del cacao, generate da cattivi raccolti, condizioni climatiche avverse e dinamiche speculative, il prezzo della materia prima ha registrato una volatilità senza precedenti. Nel corso del 2025 il quadro si è progressivamente stabilizzato, avvicinandosi alle quote del periodo pre-crisi. In questo scenario particolarmente complesso Icam ha fatto leva sulla sua filiera diretta e integrata, costruita in 80 anni di attività e basata su relazioni di lungo periodo con le comunità agricole in Africa e Sud America.









