Ci sono sempre meno fontanelle nei centri storici delle città italiane; poco male: da anni preferiamo l’acqua imbottigliata in plastica perché la percepiamo “più controllata” o “più pura” di quella del rubinetto. Tanto che il Belpaese è il primo consumatore di acqua confezionata in Ue, secondo nel mondo dopo il Messico. Ma quanto è davvero pulita l’acqua che beviamo? Nuovi studi mostrano che l’acqua in “bottiglietta” può contenere quantità significative di plastiche microscopiche, in misura di gran lunga superiore a quella del rubinetto, con potenziali implicazioni per la salute.

A dimostrarlo, una recente ricerca condotta dalla Ohio State University e pubblicata su Science of the Total Environment, che ha confrontato acqua in bottiglia di sei marchi comuni, venduti in tutto il mondo, con campioni di acqua potabile trattata proveniente da quattro impianti di trattamento municipale degli Stati Uniti, che hanno standard di filtrazione anche meno stringenti di quelli del Vecchio Continente. I risultati sono chiari: “un litro d’acqua in bottiglia contiene oltre tre volte il numero di particelle di plastica presenti in un litro di acqua del rubinetto”, si legge nelle conclusioni dello studio. È preoccupante – spiega Megan Jaminson Hart, ricercatrice di Scienze ambientali alla Ohio State University, tra le autrici del lavoro – che la gran parte di questi frammenti siano nanoplastiche, particelle così piccole da essere invisibili all’occhio nudo e potenzialmente in grado di entrare nel sangue e nei tessuti”. Nell’acqua del rubinetto, al contrario, le nanoplastiche sono meno del 50%.