A un bel punto a Sanremo esplode l’agghiacciante questione femminista, che nell’attuale nulla festivaliero è meglio di niente, ma è anche vero che per sviluppare qualunque genere di casino, oltre al coraggio, ci vuole un minimo appiglio. E qui francamente non c’era manco per sbaglio. Il trambusto divampa nell’imperdibile conferenza stampa organizzata ogni santo giorno sul roof dell’Ariston, laddove tutti possono dire la loro e un certo tipo di battaglie personali emergono in totale libertà. Succede quindi che la collega giornalista vada al microfono e così, all’improvviso, de botto, decida di sottoporre al direttore artistico Carlo Conti la spinosa e sentitissima questione: «Vorrei sottolineare la scarsa presenza femminile tra le cantanti in gara: le donne sono solo un terzo».

Quindi l’elenco di alcune tra le papabili, epperò vigliaccamente escluse: «Emma Nolde si è proposta, ma tu hai rifiutato. E poi ci sono altri nomi: La Nina, Anna Castiglia. Possibile che sia sempre un caso? Come mai hai costantemente preferito gli uomini alle donne?». Conti diventa rosso (lo diciamo sulla fiducia) e replica in serenità: «Dei nomi che hai fatto, solo Emma ha presentato una canzone. Del resto, credimi, per me è come andare da un fioraio e vedere cosa c’è in vetrina. Ho sottolineato più volte alle case discografiche che c’era poca presenza femminile, posso fare anche degli errori però dipende dall’offerta...».