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Ultimo aggiornamento: 8:05

“Evidentemente l’accelerazione sulla legge elettorale è il frutto della preoccupazione per l’esito referendario”. Arriva alla Comunità di Sant’Egidio Elly Schlein nel pomeriggio di giovedì, più o meno mentre il centrodestra deposita il testo della legge elettorale. A via di San Gallicano, nel cuore di Trastevere, a Roma, si parla di Pacifismi (Mimesis Edizioni) a partire dal libro di Roberto Della Seta, in un dibattito con il fondatore della Comunità, Andrea Riccardi, moderato dal giornalista e conduttore, Marco Damilano. Ma la giornata è di quelle destinate ad entrare nella storia di questa legislatura, con il centrodestra che alfine trova un accordo – almeno iniziale – sul cambiamento delle regole del gioco in vista delle elezioni e il campo progressista che non brilla per unità, costretto a organizzarsi.

A partire da un punto: il nome del candidato premier, anche se non è sulla scheda, deve essere indicato nel programma. Una scelta che potrebbe avvicinare le primarie del centrosinistra, con tutte le incognite del caso per la segretaria del Pd, visto che ci sono molti mondi – anche dentro e intorno ai dem – più propensi a scegliere Giuseppe Conte. Come la Comunità di Sant’Egidio, almeno sulla carta. E allora, il dibattito di ieri, assume ancora più significati. Schlein, naturalmente, arrivando, non parla di nulla di tutto ciò tranne che il sistema ipotizzato dal centrodestra pare “molto distorsivo della rappresentanza e con premi alti e senza limiti; quindi da questo punto di vista rischiano di consegnare a chi può vincere le elezioni anche la possibilità di eleggere da solo il Presidente della Repubblica”.