È battaglia a Wall Street per il controllo della Sturm Ruger, il più grande produttore di armi da fuoco degli Stati Uniti, dopo che il gruppo italiano Beretta Holding con sede in Lussemburgo, ha deciso di fare valere la sua quota del 9,95% con la quale è diventato il primo azionista. Dopo avere avviato un primo confronto con gli azionisti e gli investitori istituzionali tra cui i fondi Blackrock e Vangard, per una parterniship strategica, il gruppo ha deciso di forzare la mano ritenendo i nuovi consiglieri di amministrazione appena nominati «inadeguati». Ha quindi presentato una lista di quattro consiglieri su un cda di nove membri in vista dell’assemblea generale della Ruger in calendario il 29 maggio, una mossa pensata per ottenere maggiore controllo sul principale rivale statunitense Smith & Wesson.

«Abbiamo investito in Sturm Ruger, diventandone il primo azionista con il 9,95%, perché pensiamo sia una società con asset significativi negli Stati Uniti - ha dichiarato Pietro Gussalli Beretta, presidente e amministratore delegato di Beretta Holding a «Il Sole 24 Ore» -. Il nostro intento è sempre stato di cercare un dialogo con il consiglio di amministrazione per discutere di strategie industriali e di partnership per far crescere la società ed il valore del titolo e non ho mai parlato di take over. Purtroppo - ha aggiunto il presidente - gli attuali consiglieri stanno anteponendo i propri interessi personali a quelli di tutti gli azionisti e speriamo che possano essere eletti i nostri consiglieri, i quali porterebbero un nuovo approccio all’interno del Cda che privilegi solo l’interesse della società e di tutti gli stakeholder».