OSPEDALETTO EUGANEO (PADOVA) - «Per me è il risveglio di un grande dolore. Sono cose che preferirei vivere nell’intimità, ma è doveroso che la giustizia dell’uomo segua il suo corso». Anna, sorella di suor Bernardetta Boggian, fatica a trattenere l’emozione dopo l’arresto del 50enne burundese Guillaume Harushimana, fermato ieri dai carabinieri con l'accusa di aver partecipato all’organizzazione dell'omicidio della religiosa e delle consorelle Olga Raschietti e Lucia Pulici, le tre missionarie saveriane uccise il 7 settembre 2014 nella missione di Kamenge, a Bujumbura.

Una notizia che giunge dopo anni di silenzio e che pone interrogativi pesanti. «Mi chiedo come mai questa persona si trovasse proprio a Parma, sede della congregazione saveriana», riflette Anna. Le conferme emerse dalle indagini, del resto, sembrano corrispondere alle testimonianze raccolte sul posto e alle ricerche di un libro-inchiesta che, negli anni scorsi, ha riacceso i riflettori sul caso. Le consorelle in missione, racconta, «sono contente di sapere che abbiano individuato una figura-chiave del massacro. Però ora attendono gli sviluppi investigativi e processuali». Il contesto in cui maturò il triplice omicidio era quello di un Paese attraversato dalla violenza. Le presidenziali burundesi si sarebbero tenute nel 2015 e Bernardetta aveva confidato alla sorella che nei periodi elettorali le aggressioni aumentavano. «Ogni volta che si avvicina il voto, si scatena il terrore fra la gente, le intimidazioni si moltiplicano e chi lavora sul territorio diventa un bersaglio».