C’è un momento, al Festival di Sanremo, in cui capisci che lo show funziona. Non è quando parte la musica, né quando stelle e stelline scendono le scale con l’abito stirato e il sorriso cucito. È quando l’assurdo fa capolino da dietro le quinte. E quest’anno l’assurdo ha il completo tricolore e l’aria di chi confonde i canali del telecomando. Il meglio della serata è un sabotaggio gentile, una crepa nel marmo lucido dell’Ariston. Ubaldo Pantani nei panni di Lapo scende la scalinata come se stesse entrando in un consiglio d’amministrazione del patriottismo. Guarda Carlo Conti e lo chiama Fabio Fazio. «Senza tavolo e senza acquario c’è più spazio», dice, e già si sente il rumore dei congiuntivi che cadono come grandine. Conti lo corregge, ma invano.

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