Svelato (in parte) il mistero del nitrito. Se per appassionati e proprietari di cavalli quel suono è insieme affascinante ed enigmatico (“cosa mi vorrà dire?”), per gli scienziati il dilemma era finora soprattutto un altro: perché questi equidi emettono un suono così acuto pur essendo tra i mammiferi terrestri più grandi? Gli animali di grossa taglia hanno laringi e corde vocali grandi, che vibrano lentamente producendo suoni bassi che somigliano a un rombo. I cavalli, con i loro nitriti acuti, sembrano andare controcorrente.

Ancora una volta una equipe francese di ricercatori si è cimentata in uno studio, pubblicato ora su Current Biology che spiega l’anomalia del nitrito. Il verso del cavallo è in realtà il risultato della sovrapposizione di due suoni. “Contiene una frequenza fondamentale molto elevata (>1.000 Hz)”, scrivono gli scienziati guidati da Romain Adrien Lefèvre, membro del Gruppo di ecologia comportamentale dell’Università di Copenaghen, “oltre a una seconda frequenza fondamentale più bassa (~200 Hz). Mentre la frequenza fondamentale più bassa dei nitriti è facilmente attribuibile alle vibrazioni delle corde vocali (laringee), i processi biomeccanici alla base della produzione di quella più alta rimanevano sconosciuti”. Ma con gli esperimenti riportati nel paper scientifico “forniamo la prova che l'alta frequenza fondamentale nei nitriti dei cavalli è generata da un meccanismo di fischio aerodinamico all'interno della laringe, piuttosto che dalla vibrazione del tessuto delle corde vocali”.