Duecentomila euro è il reddito che i finanzieri del Gruppo di Massa Carrara hanno ricostruito grazie a controlli nei confronti di una escort che, per anni, avrebbe esercitato la propria attività senza dichiarare un solo euro al fisco.
La contestazione fiscale si lega anche all'aggiornamento della classificazione Ateco 2025: ha portato a "un vero e proprio riconoscimento, sotto il profilo fiscale, dell'attività svolta dalle 'sex workers' - spiega la Guardia di finanza in una nota - che oggi consentono di inquadrare fiscalmente anche attività fino a ieri rimaste in una zona grigia, quali ad esempio i 'Servizi di incontro ed eventi simili', le attività di accompagnatori e accompagnatrici (escort), nonché la fornitura e l'organizzazione di servizi sessuali".
Proprio l'inquadramento del nuovo codice Ateco, si spiega, "così come condiviso con la direzione provinciale dell'Agenzia delle Entrate di Massa Carrara, ha reso possibile ai finanzieri richiedere l'attribuzione d'ufficio, a carico della escort, di una partita Iva e assoggettare a tassazione un'attività che genera reddito a tutti gli effetti, indipendentemente dal giudizio morale".
Le indagini hanno accertato che la donna traeva il proprio sostentamento esclusivamente dall'attività di escort, svolta anche tramite piattaforme online, dove pubblicizzava il proprio lavoro, percependo compensi per ogni prestazione di circa 200 euro.






