La petizione contro Francesca Albanese non s’ha da fare. I pro-Pal hanno detto no, l’ennesimo di una fila interminabile di negazioni. Contesto. A Bari lo scorso 4 agosto il Comune ha conferito, per volontà del sindaco Pd Vito Leccese, alla relatrice speciale Onu per i territori palestinesi occupati le chiavi del capoluogo pugliese. Un gesto che fin da subito ha spaccato in due la città, data la chiara natura divisiva della Albanese. «Questo è un gesto simbolico», dichiarò durante la cerimonia il primo cittadino, «per affermare che Bari è al suo fianco contro le sanzioni statunitensi che la stanno colpendo».

Stacco. Passano i mesi, ma la diatriba prosegue. Così i giovani militanti di Gioventù Nazionale, costola studentesca di Fratelli d’Italia, decidono di organizzare una raccolta firme contro l’onorificenza attribuita alla giurista irpina. Fino a prova contraria, direte, è ancora possibile esprimere il proprio dissenso. Posizionarsi in contrasto con la scelta del sindaco dem. E così gli attivisti di Gn si mettono all’opera e presso la segreteria dell’europarlamentare di Fdi, Michele Picaro, sabato scorso iniziano la campagna per chiedere la revoca dell’onorificenza. L’attività inizia e con essa anche il solito vociare e gli schiamazzi. Oltre una ventina di pro-Pal con bandiere palestinesi e il solito corredo arrivano davanti al luogo dell’iniziativa e partono con il loro repertorio di insulti e maldicenze, il tutto atto a sabotare la proposta. «Una cosa inaspettata», ci racconta proprio l’esponente del partito della Meloni, Picaro.