Anche prima della nascita, i feti sbadigliano. E la frequenza di questi sbadigli potrebbe offrire indicazioni sul loro benessere. È quanto emerge da uno studio dell’Università di Ferrara che mostra come, tra la 23ª e la 31ª settimana di gestazione, i feti che sbadigliano più frequentemente tendano ad avere un peso alla nascita leggermente più basso, pur rimanendo pienamente nei parametri di normalità e con neonati nati sani. La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica internazionale PLOS ONE, è firmata da Damiano Menin e Marco Dondi dell’università di Ferrara, in collaborazione con l’Università di Padova e la New York University. I ricercatori hanno analizzato 32 feti sani attraverso ecografie 4D, esaminando i video frame per frame con un metodo validato che consente di distinguere i veri sbadigli dalle semplici aperture della bocca. Un aspetto metodologico decisivo, perché la confusione tra questi comportamenti ha generato in passato stime non accurate. La frequenza media osservata è stata di circa 3,6 sbadigli all’ora (mediana circa 2) e non mostra variazioni significative con l’età gestazionale. L’elemento rilevante è invece l’associazione con il peso alla nascita: all’aumentare della frequenza degli sbadigli, il peso risulta lievemente più basso, senza però indicare alcuna condizione patologica.