La solitudine, la disperazione, le condizioni economiche disagiate che non gli permettevano nemmeno di pagare l'affitto, la vergogna davanti ai figli di non avere più una casa. Tutto questo ha spinto un operaio 56enne senza lavoro residente a Casalmoro, nel Mantovano, a togliersi la vita prima di ricevere la visita dell'ufficiale giudiziario che avrebbe dovuto notificargli il terzo provvedimento di sfratto esecutivo per morosità.
Non è il primo caso negli ultimi mesi. È successo a Sesto San Giovanni, a Grosseto e solo pochi giorni fa a Sarzana, in provincia di La Spezia e un anno fa a Caivano.
L'operaio di Casalmoro si è impiccato in casa, forse nelle prime ore del mattino di ieri. A rinvenire il cadavere, ieri alle 11, quando si è presentato a casa, è stato l'ufficiale giudiziario. Ha trovato la porta aperta, è entrato e ha fatto la macabra scoperta. Subito ha chiamato i soccorsi e i carabinieri, ma inutilmente. Per l'operaio non c'era più nulla da fare. La salma è già stata riconsegnata ai familiari, senza bisogno di alcuna indagine da parte della magistratura.
L'ufficiale giudiziario ieri doveva procedere allo sfratto esecutivo, dopo i due tentativi falliti il 29 ottobre dello scorso anno e il 29 gennaio scorso. Allora l'uomo, separato e con due figlie , che viveva solo nella casa in paese, aveva ottenuto due proroghe complessivamente di quattro mesi, ma questa volta avrebbe dovuto lasciare l'abitazione. Invece, ha scelto il gesto tragico e disperato del suicidio.







