Un filmato televisivo dell’epoca mostrava il primo ministro Suarez e il vice primo ministro Gutierrez Mellado imperturbabili mentre il colonnello Tejero sparava colpi con la sua pistola e altri ribelli sparavano con armi automatiche per mettere a tacere i mormorii di protesta. Era il 23 febbraio 1981 e la Spagna assisteva a un tentato colpo di Stato per mano di un colonnello cinquantenne e di 200 ammutinati della Guardia Civil, a sei anni dalla morte del dittatore Francisco Franco. Assalto alla Camera bassa del Parlamento e governo sequestrato. Quel giorno di si decideva il successore di Suarez. L’intervento del re Juan Carlos vanificò quel tentato golpe che durò 18 ore: in un discorso televisivo di prima mattina, il re dichiarava la sua fede nella democrazia e ordinava la repressione della rivolta. I deputati a mezzogiorno lasciavano il Parlamento.

Oggi 25 febbraio 2026, a 93 anni (ne avrebbe compiuti 94 il prossimo 30 aprile), il colonnello Antonio Tejero muore nella sua casa di Valencia. Lo stesso giorno in cui in Spagna vengono desecretate le carte relative al tentativo di colpo di stato.

Juan Carlos non è più re, e la Spagna è molto cambiata: quarantaquattro anni fa era un Paese che tentava di uscire da decenni di dittatura militare, la democrazia era ancora una scommessa e Juan Carlos dimostrò di esservi fedele. Restò però nella memoria, e fece il giro del mondo, l’immagine di Antonio Tejero con la pistola in mano nell’emiciclo.