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Ultimo aggiornamento: 18:13

Moussa Sangare è stato condannato all’ergastolo per l’omicidio di Sharon Verzeni, la 33enne assassina a Terno d’Isola, in provincia di Bergamo, il 30 luglio 2024. L’accusa aveva chiesto per l’uomo l’ergastolo, la difesa invece aveva invocato l’assoluzione. La Corte d’Assise di Bergamo, presieduta da Patrizia Ingrascì, ha sposato la tesi del pubblico ministero.

Tutto era iniziato nella notte tra il 29 e il 30 luglio 2024 a Terno d’Isola, in provincia di Bergamo, quando Sharon Verzeni era stata uccisa a coltellate nel cuore della notte: nessun indizio, nessun sospettato e nessun movente. Il caso, inizialmente complicatissimo per la casualità degli eventi, aveva preso una svolta improvvisa, dopo la visione delle immagini di videosorveglianza delle strade limitrofe alla scena del crimine in cui si vedeva una persona in bicicletta allontanarsi dalla scena del delitto. Era Moussa Sangare.

A incastrare l’uomo però erano state in particolare le testimonianze di quattro persone. I primi, fondamentali testimoni erano stati due adolescenti italiani. Quando il 30 agosto, la procura di Bergamo aveva informato sul fermo del 31enne reo confesso, aveva anche aggiunto che Sangare, prima di aggredire e uccidere Sharon Verzeni, aveva minacciato due ragazzi italiani. Sangare aveva fatto degli apprezzamenti sulla maglietta di uno dei due, per poi mostrare loro il coltello con cui di lì a poco avrebbe colpito la vittima, secondo le ricostruzioni dei due giovani. Successivamente, due ragazzi italiani di origine marocchina avevano incrociato l’imputato “risalire la via“, di fatto confermando la presenza dell’uomo nei pressi della scena del delitto. Lo avevano descritto come “un po’ strano”. A confermare la genuinità delle dichiarazioni dei ragazzi erano state le immagini di sorveglianza, che avevano immortalato prima il passaggio dei due giovani e, poi, anche il passaggio in bicicletta dell’assassino.