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Il Paese nordafricano è nella lista dei Paesi sicuri dell’Unione europea. I flussi si sono spostati in Libia da dove partono per lo più bangladesi

A Milano è stato presentato il nuovo Rapporto sulle migrazioni della Fondazione Ismu Ets, secondo il quale gli ingressi in Italia di soggetti stranieri irregolari sono in contrazione. Dopo il boom di arrivi del 2023, quando 158mila migranti toccarono le coste italiane, e il crollo del 2024 quando furono 66mila arrivi, con un calo del 57,9 per cento sull'anno precedente, anche nel 2025 il dato si è mantenuto stabile con 66mila sbarcati e una contrazione minima dello 0,5 per cento. L’analisi dei flussi ha permesso a Ismu Ets di stabilire che la contrazione nei numeri degli sbarchi è strettamente connessa all'intensificazione delle attività di intercettazione in mare, che tra il 1 gennaio 2023 e il 31 luglio 2025 hanno riguardato complessivamente circa 236mila persone.

Di queste intercettazioni, il 78% è avvenuto al largo delle coste tunisine, Paese con il quale l’Italia ha tempo accordi e che compare negli elenchi dell’Unione europea tra i Paesi di origine sicuri. Con una strategia di sbarramento funzionante davanti alla Tunisia, il maggior numero di barconi è stato registrato con partenza dalla Libia, da dove è partito l’88% delle imbarcazioni che ha poi raggiunto l’Italia. Le partenze di migranti dalla Libia rispondono anche a una logica di geopolitica e secondo alcune teorie, in parte verificate, sono spesso parte di una guerra ibrida combattuta contro l’Italia e l’Europa.