È il destino degli slogan più riusciti: non invecchiano; semplicemente cambiano mestiere. “Una telefonata allunga la vita”, con protagonista Massimo Lopez, non è rimasta appesa in una teca insieme ai gettoni e alle cabine: ha preso posto nel linguaggio comune, ha fatto carriera, ha superato indenne i decenni e oggi viene richiamata in campo. Tim riporta in televisione la sua evoluzione ripartendo da lì, da quella frase che nel 1993 l’allora Sip lanciava in uno spot diventato proverbio nazionale.
Passato e presente
Quella andata in scena nei giorni scorsi con la riproposizione dello spot originale e ieri durante il Festival di Sanremo con il nuovo spot istituzionale della Tim, è una mossa insieme semplice e astuta. Prima il tuffo nella memoria collettiva, riproponendo l’originale; poi il nuovo spot, firmato dal regista Paolo Genovese, che non si limita a citare, ma prova a dare un nuovo significato, declinato sui giorni d’oggi. Passato e presente in montaggio alternato, come due fotografie della stessa famiglia scattate con trent’anni di distanza: cambiano i vestiti, cambia la casa, ma lo sguardo resta riconoscibile.
Di certo lo stesso è Il luogo simbolico scelto: il fortino. Non come santuario, ma come scenario rifatto, aggiornato, reinterpretato in versione contemporanea, per raccontare un presente «fatto di tecnologie, intelligenza artificiale e nuovi modelli di relazione», spiega una nota Tim. Un’operazione nostalgia? L’ambizione dichiarata è diversa: «Un racconto che non celebra la memoria, ma la trasforma in visione». Il racconto di una metamorfosi industriale.







