Brevettare la voce. La propria voce: depositarla e provare a proteggerla con copyright. Provare, certo. Perché siamo qui ad arginare l’oceano a mani nude, un’impresa abbastanza disperata e probabilmente inutile, ma qualcosa bisogna pur fare.
La voce di ciascuno è unica al mondo, non ne esistono due uguali: è il più misterioso degli organi, sebbene non sia propriamente un organo. Non sappiamo dove abbia sede, nel corpo, la voce: dove abita, da dove arriva? Sappiamo da dove esce, dove risuona, cosa fa vibrare ma da dove provenga no, non lo sappiamo. Eppure è come un’impronta digitale, definisce la nostra identità.
Quindi ecco il punto. L’intelligenza artificiale è in grado di riprodurre qualsiasi voce. Anche, se ne è rimasta traccia registrata, quelle dei morti. Può far dire a chiunque qualunque cosa. Può appropriarsi della nostra identità e farne qualsiasi uso. Cosa che è un pericolo gravissimo, ovviamente, per chiunque.
Ma per chi con la voce lavora è un pericolo anche materiale, professionale, tecnico: non ci sarà più bisogno di chi lavora con la voce, se l’intelligenza artificiale può riprodurla e usarla. Moltissimi sono i mestieri della voce: attori, annunciatori, traduttori, interpreti, doppiatori.








