In molti si sono rifiutati, tanti hanno risposto con un "no grazie" alle richieste di consulenza da parte dei genitori di Giulio Regeni.
La vicenda del ricercatore friulano torturato e ucciso al Cairo nel 2016 fa ancora paura, tanto che i familiari faticano a trovare esperti di arabo disposti ad essere presenti durante la perizia affidata dalla Corte d'Assise di Roma su alcuni documenti da tradurre in italiano. A rivelarlo è stata l'avvocata Alessandra Ballerini nel corso dell'udienza con cui è ripreso il processo a carico di quattro 007 del Cairo, dopo la decisione della Consulta che ha dato il via libera al pagamento da parte dello Stato dei consulenti dei difensori.
"Abbiamo delle difficoltà ad individuare un consulente perché c'è un clima di paura, i cittadini egiziani temono di comparire in questo processo", ha detto Ballerini aggiungendo di essere pronta a prendere contatti con docenti universitari. "Speriamo di arrivare a nominare un nostro consulente per farlo prendere parte all'attività peritale". Anche il perito scelto dal tribunale di Roma, che ha chiesto 90 giorni per completare il lavoro, ha preso incarico dietro ad un paravento, senza mai comparire in aula. "Non credo sia accaduto molte volte che un perito nominato dalla Corte si sia dovuto nascondere dietro a un paravento e senza neanche poter declinare le proprie generalità, e far vedere il proprio volto", hanno aggiunto i genitori di Giulio lasciando la cittadella giudiziaria di piazzale Clodio.






