L’elenco dei testimonial è in continuo aggiornamento e a questo punto viene da dire: chissà cosa accadrà questa settimana durante il festival di Sanremo. Attori, scrittori, cantanti, volti della tv. Il fronte del No non si fa mancare nulla. E pazienza se molti di questi portabandiera dell’opposizione alla riforma della giustizia sono incappati in sfondoni epici (il pensiero corre subito allo strafalcione del fisico- premio Nobel - Giorgio Parisi). L’ultimo a scendere in campo è stato Toni Servillo. Ieri l’attore ha ufficializzato il suo voto in vista del referendum del 22 e 23 marzo con un intervento pubblicato da Fatto Quotidiano e Repubblica. Titolo: «Voterò No. Da separare sono politica e giustizia». Svolgimento: «È una riforma completamente inutile ed estremamente dannosa». Il canovaccio è il solito: la separazione delle carriere, lo sdoppiamento del Consiglio superiore della magistratura e l’istituzione dell’Alta corte disciplinare per le toghe puntano a «rivedere il delicato equilibrio tra gli assetti di potere degli organi costituzionali». A danno, va da sé, della magistratura e della sua «possibilità di azione autonoma e indipendente».
Dall’approvazione del disegno di legge costituzionale e dall’avvio dell’iter referendario, sono numerosi i vip che si sono schierati per il No. Peccato che spesso i loro interventi si siano trasformati in altrettanti autogol evidenziati dai Comitati per il Sì. Prendiamo il comico Giovanni Storti, uno dei componenti del trio Aldo, Giovanni e Giacomo. Il video nel quale critica la riforma del Csm, e illustra i futuri meccanismi di selezione dei suoi componenti, è stato contestato punto per punto, ad esempio, da Luigi Marattin del Partito liberaldemocratico, che sui social ha accusato l’attore di «falsità e mistificazione» a proposito del sorteggio. E prima di lui c’era stato Pif, al secolo Pierfrancesco Diliberto, conduttore tv, attore e regista. Ecco una delle motivazioni che lo porteranno a votare No: «Non voglio andare troppo nel dettaglio, però diciamo che questa cosa del sorteggio differenziato non mi convince perché mi sembra un po’ a sfavore della magistratura e a favore della politica. Insomma, mi sembra ci sia un po’ di Ungheria nell’aria».






