Tra attacchi salutistici e dazi il vino è sugli scudi. Ora però Bruxelles ha messo in campo una terapia d’urto per sostenere un settore chiave dell’agroalimentare europeo che vede l’Italia con la Francia in posizione di leadership mondiale.
Con il via libera ieri dal Consiglio europeo è arrivato al traguardo finale il regolamento che contiene un pacchetto di misure per il rilancio della vitivinicoltura comunitaria. Il provvedimento diventerà operativo con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale Ue.
L’obiettivo è di azionare lo sviluppo attraverso il migliore riequilibrio dell’offerta e della domanda facendo leva sull’estirpazione, concedere maggiori sostegni per favorire l’adattamento ai cambiamenti climatici, puntare sulla semplificazione, l’armonizzazione dell’etichettatura e l'innovazione. Tra le misure anche la valorizzazione dell’enoturismo per sostenere le aree rurali ed etichette più trasparenti per quanto riguarda i vini a ridotto tenore alcolico. Semplificazione anche per i prodotti destinati all’export.
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Fondamentale poi sarà la capacità a venire incontro alla domanda dei consumatori in continua evoluzione per cogliere così nuove opportunità di mercato. Oggi infatti il settore sconta una flessione dei consumi (in Italia in 50 anni il taglio è stato di tre quarti). Negli ultimi anni in Europa è scattata una campagna che ha messo il vino sul banco degli imputati. Si chiedeva addirittura di “macchiare” le etichette con avvertimenti per la salute sul modello di quelli che campeggiano sui pacchetti di sigarette. L’Italia ha sempre difeso il bere di qualità e moderato contrastando le demonizzazioni. Ma è stato duro convincere Bruxelles a non tagliare risorse al settore soprattutto per quanto riguarda la promozione. Mentre questa è stata una leva strategica che ha fatto arrivare a valori record l’export.






