Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
23 FEBBRAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 14:50
Il Sì al 47%, il No al 53%. L’ultimo sondaggio di Ixé fotografa il vantaggio più ampio mai registrato finora dei contrari sui favorevoli alla riforma Nordio in vista del referendum del 22 e 23 marzo. A un mese dal “pareggio tecnico” stimato a fine gennaio, l’Osservatorio politico nazionale dell’istituto fondato da Roberto Weber colloca il risultato del No in una forchetta compresa tra il 51,3% e il 54,3%, quello del Sì tra il 45,7% e il 48,7%, con gli indecisi stimati al 40%. Un distacco, dunque, che va da un minimo di 2,5 punti a un massimo di 9,5, per una media di sei. E un capovolgimento di 180 gradi del risultato del sondaggio di novembre 2025, che dava il No al 47% e il Sì al 53%. Molto interessante è anche la parte del sondaggio dedicata alla “fiducia in istituzioni e corpi intermedi”: a dichiarare di avere “molta” o “abbastanza” fiducia nella magistratura è il 51% degli intervistati (dato in crescita rispetto al 45% dell’anno scorso), mentre solo il 12% dichiara altrettanto rispetto ai partiti politici (l’anno scorso era il 14%).
La rilevazione è stata condotta dal 17 al 23 febbraio su un campione di 1.200 persone, con un margine d’errore del 2,83%. Rispetto a gennaio, cresce di dieci punti e arriva al 56% la quota degli italiani che si dichiarano informati sui contenuti del referendum, mentre il 31% dichiara di conoscerli “solo in parte” e il 13% di non aver mai sentito parlare del voto. Quasi un terzo degli elettori (il 31,9%) dichiara però di non sapere che il voto sarà valido anche senza il quorum del 50% + 1 di affluenza, trattandosi di un referendum costituzionale.










