Non ci sarà alcun processo per diffamazione aggravata davanti al tribunale di Potenza a carico del senatore Matteo Renzi, leader di Italia Viva, querelato dall'ex capo del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria Francesco Basentini per le affermazioni fatte dall'ex premier nel corso della trasmissione tv “Non è L'arena” del 29 maggio 2022. Lo ha deciso la Corte costituzionale che ha respinto il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sollevato dal tribunale di Potenza nei confronti della deliberazione del Senato del 7 maggio 2024 con la quale erano state dichiarate insindacabili alcune dichiarazioni rese da Renzi durante il programma condotto da Massimo Giletti.
In particolare, Renzi aveva criticato la gestione delle carceri durante la pandemia, con numerose scarcerazioni, e la nomina dello stesso Basentini, fatta dall'allora Guardasigilli di M5s Alfonso Bonafede, dopo l'indagine potentina "Tempa Rossa” nella quale - aveva detto Renzi riferendosi al magistrato -"partendo da una presunta ipotesi di reato è stato protagonista di un buco nell'acqua e come premio è andato al Dap". La Consulta ha condiviso la deliberazione di palazzo Madama in base alla quale le parole espresse da Renzi "costituiscono opinioni espresse da un parlamentare nell'esercizio delle sue funzioni, ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione".








