Fa una certa tenerezza rivedere oggi la prima volta di Laura Pausini sul palco dell’Ariston. Risentire quel «grazie» con la zeta pizzicata alla faentina alla fine dell’esibizione della prima serata. Era il 23 febbraio 1993.

Il 24 febbraio 2026 invece Laura torna al Festival come padrona di casa. Accanto a Carlo Conti sarà co-conduttrice per tutte e cinque le serate su quel palco che l’ha incoronata a 18 anni, quando era la più giovane in gara al Festival, con La solitudine, storia di adolescenti cantata da un’adolescente. Ragazzi pre-telefonini, pre-social, pre-tutto: quando un amore lontano diventava irraggiungibile, «distanze enormi sembrano dividerci», «chissà se tu mi penserai», dubbio lecito in assenza di WhatsApp.

Il talento era già lampante. Pausini cantava con una sicurezza e un controllo della voce impressionanti per una ragazza, acerba sì, ma perfetta nel tenere il palco. Anche nel tenere il microfono in mano, perché ai tempi non c’era l’autotune e neppure si sentiva la propria voce con l’auricolare, aiuto non da poco: fu Pippo Baudo a sottolineare la sapienza navigata che solo i grandi hanno del mixare spontaneamente la voce, allontanando e avvicinando il microfono all’occorrenza.