La crescita economica americana rallenta a fine 2025. Secondo i dati del Bureau of Economic Analysis (BEA ovvero una sorta di ISTAT americana), il valore di tutti i beni e servizi prodotti negli Stati Uniti (cioè il Prodotto Interno Lordo o PIL che dir si voglia) è cresciuto solo dell’1,4% annualizzato nell’ultimo trimestre. Il dato tiene conto dell’inflazione. È in forte calo rispetto al 4,4% del terzo trimestre. Ed è comunque un dato molto al di sotto delle attese degli economisti che mediamente si attestavano intorno al 2,5%.
C’è una spiegazione chiara dietro la brusca decelerazione; cionondimeno il dato della crescita americana è stato oscurato dalla decisione della Corte Suprema in merito alla bocciatura dei dazi. Ma, per quanto rallentata, l’economia americana è in salute. La diminuzione del tasso di crescita verrà sicuramente riassorbita nel prossimo trimestre. Questa spiegazione si basa su una motivazione solida: gli Usa hanno sopportato in questo trimestre il più lungo shutdown della storia fra il 1° ottobre ed il 12 novembre, 45 giorni di forzata chiusura e licenziamenti di dipendenti dell’amministrazione federale. In tutto questo lasso di tempo, infatti, il Congresso non ha autorizzato l’emissione di nuovo debito rispetto al limite massimo precedentemente deliberato. Ed in questo caso l’amministrazione americana viaggia a regime ridotto. Si può teoricamente verificare anche un default sui titoli del debito pubblico in scadenza. Ma proprio per evitare questo inconveniente, l’amministrazione chiude i cordoni della borsa e licenzia. Per poi riassumere una volta trovato l’accordo fra i parlamentari.






