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Quentin è stato strappato via con tecnica militare da un gruppo di militanti mascherati della cosiddetta "guardia antifa" e linciato

Il caso Quentin non è un incidente francese. È l'ultimo anello di una catena lunga due secoli. È il prodotto di una pedagogia della violenza che si finge morale. E il silenzio italiano dei progressisti non è prudenza diplomatica: è imbarazzo ideologico. Perché denunciare quella violenza significherebbe fare i conti con i propri maestri, togliere quadri dalle pareti, spolverare un Pantheon sacro. Operazione dolorosa. Molto più semplice lasciare che un morto per strada passi come polvere: Quentin, chi era mai per deviare il vento della storia?

La morte crudele di Quentin Deranque a Lione va raccontata anche qui. Batto la mazza sul tamburo, chissà che qualche crepa penetri la lastra antiacustica che lo circonda. Un ragazzo di 23 anni, disarmato e disarmante, era intervenuto con alcuni amici per proteggere sei ragazze che osavano scandire slogan durante un comizio pro Pal davanti all'università. Quentin è stato strappato via con tecnica militare da un gruppo di militanti mascherati della cosiddetta «guardia antifa» e linciato. Uccidere a mani nude è un lavoro sporco: il sangue sprizza sui volti degli assassini, intride le suole, richiede accanimento su un corpo ormai inerme.