Dura appena una manciata di minuti, la sensazione di essere veramente, come annunciato dai promotori, a una marcia in ricordo di una vittima. Il tempo del minuto di silenzio, con qualche giovanotto in bomber scuro che lascia scivolare una lacrima silenziosa, e dell’omaggio iniziale al 23enne Quentin Deranque, militante di estrema destra ucciso una settimana fa qui a Lione: «Ci guarda da lassù ed è fiero di noi». Per il resto, gli interventi dal palco improvvisato su un camion e poi i cori che accompagnano la marcia, per il chilometro o poco più che separa la partenza da quella rue Victor Lagrange in cui è avvenuto il pestaggio di cui sono accusati giovani di estrema sinistra, certificano la natura tutta politica di una manifestazione che, nonostante l’invito alla preghiera e la corona di fiori bianchi, del cordoglio commosso ha ben poco. C’è piuttosto rabbia, revanscismo, orgoglio di parte, e la voglia di seppellire tutta la sinistra – non solo quella estrema, a meno di un mese dalle amministrative, e a un anno dalle fatidiche presidenziali – sotto questa bruttissima storia di violenza e brutalità.

C’era un allarme altissimo a Lione per la manifestazione di ieri pomeriggio, promossa da varie sigle di destra estrema. «Fate attenzione: musulmani e persone di colore sono particolarmente esposte, mettetevi in sicurezza, condividete le informazioni», recita un volantino sparso per la città e rimbalzato da un cellulare all’altro. Si temeva, e fino al termine del corteo continuava a girare la voce, una possibile contro-manifestazione dell’estrema sinistra. Tanto era preoccupato lo stesso sindaco, l’ecologista Grégory Doucet, che aveva chiesto di proibire la marcia: niente da fare, il ministro dell’Interno Laurent Nuñez venerdì ha dato il via libera. Ieri mattina, il presidente della repubblica Emmanuel Macron invitava tutti alla calma: ma più di lui forse hanno potuto le raccomandazioni della famiglia di Deranque, che, assente dalla piazza, ha fatto però arrivare il proprio auspicio che tutto si svolgesse senza incidenti. Straordinario dispiegamento di forze dell’ordine, droni sulle teste dei circa tremila manifestanti, controllo capillare in città che durerà fino a oggi, nel timore di disordini nella notte: ma, alla fine del corteo, nessuna violenza da registrare. Anche se ci saranno denunce, per saluti romani e insulti razzisti e omofobi scovati dalla Prefettura in alcuni video della sfilata postati sui social, e a una persona che è stata trovata in possesso di un coltello e un martello.