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Ultimo aggiornamento: 16:55
Martedì 24 al Tar del Lazio si discute dell’assegnazione alla Comunità ebraica, da parte del Comune di Roma, dell’ex Convento Sant’Ambrogio. Immenso edificio monumentale dell’ex Ghetto ebraico con una storia lunga e complicata, molti romani lo chiamano ancora Rialto-Sant’Ambrogio perché nei primi anni Duemila con quel nome era un centro di produzione artistica e musicale di primaria importanza, un luogo di libertà e divertimento, nato da un’assegnazione successiva all’occupazione del vecchio cinema Rialto. Venne chiuso nel 2009, riaperto nel 2014 come circolo Arci e poi sgomberato nel 2017 dall’amministrazione commissariale del prefetto Francesco Paolo Tronca, che chiedeva centinaia di migliaia di euro a titolo di canoni arretrati. Secondo la delibera approvata nel novembre 2024 dal Campidoglio, dovrà diventare la nuova sede del liceo ebraico Renzo Levi, una scuola privata parificata.
La storia è finita al Tar perché la giunta Gualtieri e la maggioranza capitolina non hanno applicato le regole generali sull’assegnazione degli immobili comunali, previste ora dalla delibera 104 del 2022, che impone bandi pubblici e il pagamento di un canone sia pure scontato. Ci stanno facendo i conti centri sociali e associazioni varie. In questo caso invece l’assegnazione, per 30 anni, è stata fatta in via diretta e gratuita, utilizzando una norma speciale, l’articolo 13 della delibera 104, che riguarda in generale gli immobili comunali concessi a enti e istituzioni pubbliche, compresi gli “enti pubblici ecclesiastici”, ai quali si è ritenuto di assimilare la Comunità ebraica. E’ avvenuta anche senza alcun percorso partecipativo, senza prendere in esame altri eventuali progetti, senza valutare se davvero serva un liceo o qualcos’altro proprio in quella zona del centro, sulla base di una lettera di intenti del presidente Victor Fadlun che si impegna a ristrutturare l’immobile con una spesa di 8,5 milioni provenienti da sponsor privati di cui nessuno sembra aver verificato la congruità. Se al Campidoglio si presenta un imam con 10 milioni di euro, magari di qualche fondo qatarino che già investe nella sanità e nell’immobiliare in Italia, gli fanno fare una scuola islamica al centro di Roma?






