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Il trapianto eseguito nella notte tra il 18 e il 19 al Papa Giovanni XXIII di Bergamo

È una storia nella storia. È l'altra faccia di un dramma, che divide l'animo ma relativizza l'esistenza. Il cuore come passaggio di testimone, come vita ereditata. Quell'organo era destinato a Domenico, il piccolo di due anni e quattro mesi ricoverato all'ospedale Monaldi di Napoli. Nelle scorse ore ha salvato un altro bimbo della stessa età. Il trapianto, riuscito, è stato eseguito nella notte tra mercoledì 18 e giovedì 19 febbraio al Papa Giovanni XXIII di Bergamo. Due vite legate da un filo rosso, a 800 chilometri di distanza. Perché nonostante nei giorni scorsi si fosse aperta la possibilità di un secondo trapianto per Domenico, il team di esperti (fra loro anche il chirurgo Amedeo Terzi del Papa Giovanni XXIII) che aveva raggiunto l'ospedale partenopeo aveva stabilito che il piccolo non sarebbe sopravvissuto a un'altra operazione. Così quel cuore di un bambino di tre anni, morto per una leucemia, è stato donato al piccolo paziente lombardo, risultato primo nella lista nazionale d'urgenza in attesa del trapianto. Proprio mentre Domenico finiva in coma. Tre piccole vite che si sfiorano e si intrecciano ma poi intraprendono sentieri opposti. Non può essere un lieto fine ma piuttosto un altro lato del caleidoscopio, la prospettiva diversa di una vicenda - diventata a un certo punto più grande dell'essere umano - che per oltre un mese ha tenuto l'Italia col fiato sospeso. E che ora assiste impotente.