Alì Said, 25 anni, noto sui social come Don Alì, finisce davanti al giudice. E stavolta non è una diretta. Sarà processato con rito abbreviato per l’agguato al maestro dell’Istituto delle Immacolatine, nel quartiere Barriera di Milano, a Torino. La decisione è arrivata in mattinata: processo allo stato degli atti, senza dibattimento. In caso di condanna, lo sconto di un terzo della pena.
Respinta la richiesta della difesa di subordinare l’abbreviato a una perizia psichiatrica. L’avvocata Federica Galante aveva chiesto un accertamento sulla capacità di intendere e di volere del 25enne al momento dei fatti. Per la giudice non è necessario alcun approfondimento clinico: le condotte contestate sono valutabili sulla base degli atti già raccolti. L’inchiesta nasce dalla denuncia di un maestro della scuola di via Vestignè. L'insegnante viene affrontato in strada, a pochi passi dall’istituto, mentre è con la figlia di tre anni e mezzo. Con Don Alì ci sono altri due giovani, di 24 e 27 anni, oggi sottoposti all’obbligo di firma. Le accuse sono di stalking e minacce. Il fascicolo è del pm Roberto Furlan.
L'arresto di Don Alì, "re dei maranza" di Barriera Milano
La scena viene ripresa con il cellulare. Il video finisce sui social e diventa virale. Tono aggressivo, rivendicazione plateale. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’agguato sarebbe nato da accuse, ritenute infondate, di presunti maltrattamenti ai bambini. Prima dell’arresto, il 25enne avrebbe anche aggredito una troupe di Mediaset che cercava di intervistarlo. Fermato dalla polizia, durante l’interrogatorio di garanzia Alì Said ammette: «Abbiamo fatto quella roba là». Poi prova a ridimensionare: «È il mio personaggio, è quasi tutto finto. Voglio fare ridere sui social».







