"Un uomo della mia età che decide di affrontare le proprie fragilità, i propri mostri, che rischiano di farti crollare e di farlo prima che questo possa incidere sul rapporto con l'altro.
E che decide di evolversi e riservare all'altro solo il meglio di se stesso, lasciando il peggio in macchina".
È l'autoscatto che Francesco Renga fa de Il meglio di me, la canzone con cui torna a Sanremo e che definisce "un invito alla maturità emotiva e alla responsabilità" e "molto importante, non tanto come artista ma come uomo, una ripartenza". Che il brano sia autobiografico lo ammette subito ("Tutte le mie canzoni lo sono") e che varie volte sia scappato senza riconoscere i suoi limiti anche: "Lo faccio ancora e l'ho fatto, ma questo è proprio un momento di grande cambiamento, quasi un punto di svolta che la canzone rappresenta e fotografa.
È un momento anche di consapevolezza nuova, con uno spessore che ormai l'età impone".
Determinante per questo processo il confronto che ha avuto con le persone che gli stanno accanto, in particolare le donne della sua vita: "Mia figlia prima di tutto, perché solamente attraverso gli occhi delle nostre compagne, dei nostri amici, si può riuscire ad arrivare a questo momento anche difficile da affrontare. Quando dico 'attraversare il buio' è perché spesso lo si tiene nascosto e si cerca di passare attraverso la luce, quella che ci fa stare bene, piuttosto che dentro le cose che ci tormentano, magari da anni. E io ne ho tante di cose che mi tormentano da anni, tutta la mia poetica canora di scrittura parla proprio di tutti i miei nodi, le mie zone d'ombra, i miei problemi. Credo che alla fine, anche se stiamo parlando di canzoni pop, l'arte serva soprattutto a quello, a fare i conti con il 'non detto' delle nostre esistenze".









