Possono passare anni, secoli, o addirittura millenni, ma l’essere umano continua a ridere di se stesso, attraverso le stesse situazioni e i medesimi equivoci.

Ce lo dimostra “Anfitrione”, una delle commedie più celebri di Plauto, che con la regia di Emilio Solfrizzi , anche in veste di interprete, è in scena al Teatro Concordia di Venaria (Corso Puccini) martedì 24 febbraio alle 21.

Anfitrione sta tornando dalla guerra con il servo Sosia, ma Giove, innamorato di sua moglie Alcmena, approfittando dell’assenza si presenta nel suo palazzo sotto le spoglie dello stesso Anfitrione: le vicende della commedia partono da qui.

Emilio Solfrizzi cosa rende la comicità di Plauto così resistente al tempo?

«Ride dell’essere umano, non dell’epoca. Scrive meccanismi comici perfetti. L’equivoco, lo scambio di identità, il desiderio, la gelosia, la paura di essere presi in giro: sono motori eterni. Cambiano i costumi, cambia il linguaggio, ma l’uomo resta quello. E Plauto lo conosce benissimo».