«Quella sera ricordo di aver sentito parlare Jessica con Cyane e Jean-Marc». Predrag Jankovic ha ancora il volto e le mani ustionate. È visibilmente commosso mentre comincia il suo racconto nella sede della polizia cantonale di Sion. Ricordare quegli istanti, per questo ragazzotto con l’orecchino sul lobo sinistro che si è trovato in mezzo al disastro, subito dopo l’una e trenta del primo gennaio scorso, nel cuore di una notte gelida, lassù, nella Svizzera dell’ordine e della disciplina, è una prova di coraggio. Predrag, al Constellation, faceva il buttafuori, era stato ingaggiato dalla società a cui si rivolgevano di solito i Moretti, i proprietari del disco-pub. Quegli attimi ce li ha stampati in mente: «Jessica diceva: “Devono entrare (i clienti, ndr) solo da questo ingresso. Le altre porte devono rimanere chiuse perché sennò entrano senza pagare”».
Si riferisce, questo addetto alla sicurezza che, per primo, lo spiega pubblicamente, pure davanti ai magistrati che ascoltano la sua deposizione senza fiatare, alle porte del seminterrato del locale, quelle serrate da un chiavistello, che forse avrebbero potuto salvare la vita a tanti ragazzi e che, invece, quando è stato necessario aprirle per un’emergenza, sono rimaste bloccate. Losa bene Predrag che prosegue per filo e per segno notando come molti cercavano di rompere l’uscita di servizio, in quei minuti maledetti del flashover; lui che ricorda il suo amico e collega Stefan Ivanovic (uno degli eroi di Crans-Montana, morto mentre cercava di mettere in salvo più persone possibili); che conferma un sospetto, circolato da tempo, finito sui giornali, denunciato dalle famiglie delle vittime, e cioè che le vie di fuga del Constel fossero chiuse per una precisa scelta dei gestori del bar. Madame Moretti, nella ricostruzione di Predrag, sta dando istruzioni ai sui dipendenti: a quella Cyane Panine che morirà di lì a breve nella tragedia di San Silvestro e a Jean Marc Gabrielli, il figlioccio di suo marito Jacques.







