«Abbiamo fatto progressi, ma in questa fase non possiamo rivelare alcun dettaglio». È in questo silenzio, nel riserbo di Rustem Umerov, capo negoziatore ucraino, e della sua controparte russa Vladimir Medinskij, che si nasconde la verità: la possibilità che a Ginevra russi, ucraini e americani abbiano davvero compiuto qualche passo avanti verso una conclusione concordata della guerra oppure, come sospetta Volodymyr Zelensky, che il Cremlino stia prolungando una trattativa «che potrebbe già essere allo stadio finale», manipolando i negoziati e la mediazione americana come una facciata dietro cui prendere tempo per portare avanti l’offensiva sul campo di battaglia.

Nel primo caso, i “passi avanti” dovrebbero riguardare «i parametri per la sicurezza e i meccanismi per attuare le possibili decisioni» discusse a Ginevra, ha spiegato Umerov. «Il prossimo passo – ha aggiunto il consigliere ucraino per la Sicurezza nazionale – è l’elaborazione di proposte da sottoporre all’esame dei presidenti», quando sarà stato raggiunto «il livello di consenso necessario»: alla vigilia degli incontri Zelensky aveva affermato che la questione territoriale potrà essere sbloccata solo in un “faccia a faccia” tra lui e Vladimir Putin.