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19 FEBBRAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 12:46
Nell’inchiesta sulla ‘ndrangheta di Siderno che ha portato al fermo di sette persone non c’è solo l’intercettazione in cui Frank Albanese, il reggente della cosca Commisso ad Albany, nello Stato di New York, ha inveito contro il procuratore di Napoli Nicola Gratteri definendolo “il peggiore che abbiamo”, paragonandolo ai magistrati uccisi nelle stragi di Capaci e via D’Amelio (“Dopo Falcone e Borsellino ne è uscito fuori un altro”) e quasi rammaricandosi che “è ancora vivo”. Se Albanese ha un ruolo chiave nelle fila dei “sidernesi”, non è lui il principale indagato venuto fuori nell’inchiesta coordinata dal procuratore di Reggio Calabria Giuseppe Borrelli e dal coordinatore dell’area jonica della Dda Giuseppe Lombardo.
Al centro delle indagini condotte dai carabinieri del Ros, infatti, c’è Antonio Commisso che, nonostante fosse il figlio di un latitante in Canada e il nipote omonimo del mammasantissima di Siderno, fino a ieri era considerato “estraneo ad indagini di contesto” mafioso della sua famiglia. Questo perché agli atti, nei suoi confronti, risultava solo una vecchia denuncia per rissa, oltraggio e resistenza, rimediata tra l’altro quando aveva appena 15 anni. Adesso di anni ne ha 46 anni e Antonio Commisso ha preso il posto del nonno deceduto lo scorso settembre. Se l’anziano patriarca, classe 1925, è stato uno dei principali esponenti del cosiddetto “Siderno Group” con cui ha scritto la storia del potente casato mafioso, oggi è il nipote a guidare uno dei più blasonati clan della Calabria. Il profilo è quello di un boss in grado di decidere e pianificare le azioni delittuose, ma anche di gestire gli interessi imprenditoriali del clan con ramificazioni negli Usa e in Canada dove è latitante il padre Francesco detto “lo Scelto”.







