MESTRE - Il piromane di origini rom che nella notte tra lunedì e martedì ha dato fuoco alla palazzina in cui viveva abusivamente al Circus di Chirignago ora, dopo essere stato subito arrestato per incendio doloso dalle Volanti della Questura, è accusato anche di tentato omicidio. Questo perché non solo avrebbe potuto provocare la morte di diversi inquilini consegnando alle fiamme l’edificio, ma ha anche provato a colpire più volte il suo “rivale” – un padre di famiglia albanese – con una mannaia.
Intanto, i 21 inquilini sfrattati dalla palazzina non potranno fare ritorno nelle proprie case almeno per un’altra settimana, il tempo necessario all’Ater di Venezia, proprietaria dell’immobile, di ripulire e rimettere in sicurezza l’edificio ora inagibile anche per ragioni sanitarie. Nel frattempo però, le dieci famiglie sfollate non sono state abbandonate lungo una strada: il Comune di Venezia sta infatti spesando ad ognuno di loro una camera d’albergo, e continuerà a farlo fino a che tutti non potranno fare ritorno al Circus.
Peccato che, di quei dieci nuclei residenti nella palazzina andata a fuoco, almeno la metà siano abusivi. Nonostante ciò, il Comune sta comunque finanziando lo stallo temporaneo in albergo anche a loro, cercando una soluzione per non permettergli poi di rientrare abusivamente nella palazzina e lasciare che la situazione torni ad essere la stessa di prima. «Non soltanto ci sono nuclei che occupano senza titolo alcuni degli appartamenti al civico 4 – sottolinea il presidente di Ater Marco Mestriner –, ma tra questi ci sono anche le due famiglie rivali tra le quali è scoppiata la faida. Permettere a questi abusivi di rientrare all’interno del complesso, dunque, non è soltanto ingiusto per chi attende da anni gli venga assegnata una casa, ma soprattutto espone tutti gli altri inquilini, sia regolari che non, a grossi rischi. È soltanto grazie all’intervento tempestivo dei vigili del fuoco se l’episodio di lunedì notte non si è trasformato in una tragedia: non possiamo mettere in pericolo la vita dei residenti permettendo a queste persone di tornare ad impossessarsi degli appartamenti in cui stavano prima». Per trovare una soluzione al problema, l’Ater ha avviato un confronto con gli assistenti sociali del Comune e la Questura.






