E se Amleto fosse stato una ragazza guerriera alla Lady Oscar? Da questo “what if” parte «Scarlet», lungometraggio d’animazione giapponese (o anime) diretto dal maestro Mamoru Hosoda, al cinema dal 19 febbraio.

Qui Amleto è il re, non il principe, ma per il resto la storia è la stessa della tragedia di Shakespeare. Siamo in Danimarca, nel Seicento (in teoria all’epoca del Bardo di Stratford-upon-Avon, mentre «Amleto» è ambientato secoli prima, nel Medio Evo), il saggio e pacifico sovrano Amleto che ama molto la figlia Scarlet dai capelli rossi (nomen omen) viene fatto uccidere sulla forca (incolpato falsamente di essere in combutta con il nemico) dal fratello Claudius, in combutta con la regina, Gertrude, sua amante, che è invidiosa dell’affetto del marito nei confronti di Scarlet. Ma la ragazza non ha i dubbi dell’Amleto shakesperiano, è una provetta combattente stile Lady Oscar ante litteram e cerca di vendicare il padre, fra l’altro lo zio è il classico usurpatore guerrafondaio che opprime il popolo. Però viene avvelenata e si ritrova in uno strano aldilà, dove si trovano insieme vivi e morti di varie epoche, all’apparenza indistinguibili. Un mondo ultraterreno che, anche se si apre con la classica citazione della «Divina Commedia» di Dante (scritta nell’originale italiano e con l’alfabeto latino, non gli ideogrammi giapponesi) «Lasciate ogne speranza, o voi ch'intrate», non ha molto in comune con quello cristiano.