Imprese in allarme per il traforo stradale del Monte Bianco, dove transitano circa 1,5 milioni di veicoli l’anno tra auto e camion. Chiusure continue e prolungate del tunnel alpino, imposte dai lavori di manutenzione, come è già accaduto dal 2023 al 2025 per circa 3 mesi e mezzo ogni anno, potrebbero causare forti danni all’economia della Valle d’Aosta, del Nord Ovest e, più in generale, ai flussi commerciali tra Italia e Francia. In particolare, il Pil valdostano potrebbe subire un crollo fino all’8,8%, per un totale di 11,1 miliardi di euro. Lo dice uno studio condotto dal Centro studi di Confindustria (CsC), curato da Stefano Di Colli, che stima l’impatto della chiusura del traforo del Monte Bianco sull’economia della Valle d’Aosta.

Le alternative infrastrutturali (Frejus, Gran San Bernardo) non compensano l’interruzione del collegamento diretto tra Valle d’Aosta e Francia, generando maggiori costi logistici, allungamento dei tempi di trasporto e riduzione di competitività per attività industriali e operatori turistici. Secondo le imprese, la sola alternativa per scongiurare un simile scenario è il raddoppio del traforo, costruendo in pratica un secondo tunnel vicino a quello storico (lungo circa 11 chilometri e inaugurato il 19 luglio 1965). La previsione di spesa per la nuova galleria si attesta intorno a 1,2 miliardi di euro. Ma prima bisognerà superare le resistenze francesi, che al momento non sembrano sostenere questo progetto.