Un tunnel di danni. La chiusura per lavori di manutenzione straordinaria del traforo del Monte Bianco, prevista da oggi fino al 12 dicembre, rischia di provocare un collasso logistico: imprese isolate, decine di migliaia di tir al mese dirottati al Frejus, inevitabili ingorghi lungo la tangenziale di Torino, accumulo di costi extra e, dettaglio non trascurabile, un aumento delle emissioni di Co2. Il tutto accompagnato da una lunga scia di polemiche da parte del mondo imprenditoriale, che rischia di vedere aumentati i costi di trasporto e un allungamento dei tempi di consegna dei prodotti.

Il Frejus come valvola di sfogo

«Per fortuna, il raddoppio della seconda canna della galleria del Frejus consente di gestire il traffico in maggiore sicurezza», tira un sospiro di sollievo Marco Gay, presidente dell’Unione Industriali di Torino.

Da parte di Gay non arrivano critiche al cantiere che, da qui al 2050 (per circa 100 giorni l’anno), dovrà curare le “ferite” del traforo del Monte Bianco. Il suo intervento, piuttosto, è un invito a procedere con decisione sulla realizzazione della seconda canna del Frejus. «Non ci stancheremo mai di dirlo» ribadisce. «Sono anni che lo sosteniamo – aggiunge – E le risorse ci sono, perché finanziate attraverso i pedaggi pagati dagli automobilisti».