Cambiare il punto di vista a cui siamo abituati: è quello che fa Chloé Zhao con “Hamnet – Nel nome del figlio”, film che racconta la figura di William Shakespeare attraverso gli occhi di sua moglie.

Alla base c’è il romanzo omonimo di Maggie O’Farrell, pubblicato nel 2020 e diventato presto un successo: ambientato nell’Inghilterra rurale del XVI secolo, il film ci immerge nella vita quotidiana della coppia, che cresce tre figli, Susanna, Judith e Hamnet. Quando la morte prematura di quest’ultimo colpisce la famiglia, il dolore spinge la madre a confrontarsi con la perdita: è attraverso il suo sguardo sensibile e penetrante che assistiamo alla frattura che si apre nella famiglia, e al tentativo di rimettere insieme i frammenti di una vita devastata.

Non è la storia di Shakespeare come genio isolato, ma come uomo segnato da un lutto privato, che finirà per riflettersi nella sua opera più celebre. Ai tempi, i nomi Hamnet e Hamlet erano considerati intercambiabili, e il film gioca con questa ambiguità storica per suggerire come la tragedia del figlio abbia innescato la nascita dell’Amleto teatrale.

Chloé Zhao

È un film di fantasmi quello di Chloé Zhao, un lungometraggio in cui finiamo per dimenticarci di vedere una storia riguardante il Bardo per immergerci invece in una vicenda intima, segnata da un tragico lutto, in cui la figura femminile diventa il cuore pulsante della narrazione.