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19 FEBBRAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 8:14
“Abbiamo poche speranze. Nessuno dice cosa succederà ai nostri cari e quando verranno liberati. Non ci danno informazioni. Ci spinge ad andare avanti solo l’amore per le nostre famiglie”. Jenny Orozco, figlia del leader dell’opposizione di Voluntad Popular ed ex deputato Fernando Orozco, è una delle dieci donne in sciopero della fame nell’area che circonda la cosiddetta Zona 7, un carcere a Caracas. Da lunedì 16 febbraio figlie, madri e familiari di persone detenute per motivi politici hanno smesso di mangiare per chiederne la liberazione. In questa prigione, la scorsa settimana, Jorge Rodríguez, presidente dell’Assemblea Nazionale, aveva assicurato che sarebbero state liberate in tempi brevi, una volta approvata la legge sull’amnistia. Ad oggi sono uscite 17 persone, ma ne rimangono ancora più di 50. “Esigiamo il loro immediato rilascio, altrimenti continueremo con lo sciopero della fame. Sappiamo che non gli importa delle nostre vite o di quelle di chi è là dentro, ma non ci fermeremo”, dice Orozco a Ilfattoquotidiano.it. La sua vicenda è simile alla storia di altre persone rinchiuse nelle carceri del Venezuela durante il governo dell’allora presidente Nicolás Maduro: il padre di Jenny Orozco era stato collegato a un presunto complotto e incarcerato insieme a uno dei figli e alla moglie, poi liberata per motivi di salute.








