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19 FEBBRAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 8:14

“Lavorare non dovrebbe costarti la vita”: è il grido di indignazione di centinaia di minatori, scesi in piazza nello stato di Sonora, chiedendo “giustizia” per i dieci colleghi desaparecidos da fine gennaio nelle vicinanze di Panuco, località situata nelle catene montuose di Concordia. La Procura generale ha annunciato il ritrovamento di cinque cadaveri: si tratta di Jesús Ramón Inzunza, Juan Carlos Silva, Roberto Espinoza, Miguel Ángel Martínez e Pedro Valenzuela. Erano stati rapiti, uccisi e gettati in fosse clandestine. Lavoravano tutti per la miniera canadese Vizla Silver Corp, nella località di Concordia: zona dilaniata dalla guerra tra le fazioni de “El Mayo” Zambada e “Los Chapitos”, entrambe appartenenti al Cártel de Sinaloa. “Li hanno confusi con membri di una fazione rivale”, ha giustificato il segretario messicano della Sicurezza e protezione cittadina, Omar García Harfuch. Ipotesi smentita da altri minatori della zona: “Siamo stati minacciati dai narcos, ma l’azienda (Vizla Silver Corp, ndr) ha sottovalutato il rischio”, dice uno di loro, che ha chiesto l’anonimato.

Quei cinque minatori – Jesús, Juan Carlos e i loro colleghi – non rientrano nel registro degli “omicidi”, ma restano “desaparecidos”, anche se i loro corpi sono stati ritrovati. In Messico si contano 36 omicidi in meno al dì – come rivendica la presidente Claudia Sheinbaum – ma spariscono dalle 35 alle 40 persone nello stesso arco di tempo. “La violenza non sta scomparendo, ma si trasforma; si sposta verso categorie meno visibili o più difficili da documentare”, si legge nel dossier “Violencia en México: una década sin paz, 2015-2025“, pubblicato dall’Ong México Evalúa, che solleva non pochi dubbi sulle “lacune” o “manipolazioni nei registri” per indurre a “una diminuzione artificiale degli omicidi”. Nell’ultimo decennio le vittime di sparizione sono aumentate del 212,9%: nel 2015 erano 4.114 mentre nel 2025 i casi sono saliti a 12.872 persone. Nello specifico, Sinaloa resta l’epicentro delle sparizioni, con quasi 30 “desaparecidos” ogni 100mila abitanti. L’indice aumenta a 49,6 nella municipalità di Mazatlán, nota destinazione turistica, lacerata dai sequestri di persona. Secondo l’esperto in sicurezza David Saucedo il Messico affronta una nuova “amministrazione del conflitto: il governo trucca i numeri mentre i gruppi criminali puntano alla sparizione, anziché all’omicidio diretto, affinché la pressione internazionale venga meno”. È ancora più diretto Armando Vargas Hernández, che ha coordinato la stesura del dossier, per il quale la sparizione è divenuta “un meccanismo utile a nascondere omicidi e sbiadire i registri ufficiali”.