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L’Ong ha ammesso di non aver dato comunicazione alla Libia e di averlo fatto volontariamente. La barca tedesca è stata fermata a Catania lo scorso 25 gennaio
L’operazione della nave della flotta civile è stata compiuta in acque internazionali, come sempre accade, ma in quella che è stata designata come la zona Sar libica, ossia l’area assegnata al Paese nordafricano per eseguire le operazioni di recupero di barche in difficoltà. Il diritto internazionale riconosce l’area Sar di competenza libica, che confina con quella italiana e tunisina, ma non la riconoscono le Ong, che sono abituate a invocare il diritto internazionale a fasi alterne, solo quando è utile per la propria narrazione. Anche in questo caso, la Ong ha ammesso di non aver dato comunicazione alla Libia per la sua operazione “viste le continue violazioni dei diritti umani” e per i giudici va bene così.
Sospendendo il provvedimento di fermo emesso dalle autorità italiane per la violazione dell’obbligo di comunicazione al Paese responsabile, di fatto i giudici riconoscono la legittimità della stessa. Non è la prima volta che i giudici agiscono in questo modo, non è la prima volta che un provvedimento emesso dalle autorità italiane viene esautorato dai giudici. "Presto torneremo nel Mediterraneo e saremo pronti a supportare le persone in transito", hanno annunciato dalla Ong tedesca, tronfia dopo le due pronunce favorevoli in una sola giornata. Le Ong tedesche sono quelle maggiormente attive nel Mediterraeo centrale, dove operano a decine al contrario dell’Oceano Atlantico tra Africa e Spagna dove, nonostante un numero molto più alto di decessi, non ci sono imbarcazioni della flotta civile.






