La chiusura del cerchio è vicina. Il Fisco aspetta i dati allineati degli scontrini telematici e dei pagamenti che avvengono tramite le app e gli oltre 4 milioni di Pos attivi su tutto il territorio italiano (numeri Bankitalia). Dopo un anno di messa a punto, diventa operativa la mossa delineata dalla manovra 2025 per dare all’agenzia delle Entrate un ulteriore strumento di contrasto all’evasione.

Il maggior gettito stimato nella relazione tecnica – 50 milioni di euro di Iva e 15 milioni di imposte dirette – è «assolutamente prudenziale», perché calcolato solo sui contribuenti con «un elevatissimo profilo di rischio». Ma l’obiettivo è quello di ottenere ampi flussi di informazioni da incrociare, minimizzando fortemente il rischio dei cosiddetti “falsi positivi”, ossia le possibili anomalie che poi non si rivelano tali. Uno snodo decisivo sarà rappresentato dalla procedura telematica che l’Agenzia metterà a disposizione a inizio marzo e che consentirà a commercianti, esercenti e artigiani di abbinare i registratori telematici agli identificativi dei Pos trasmessi dagli istituti.

È un patrimonio di dati importante, considerato che, secondo l’Osservatorio del Politecnico di Milano, nel primo semestre 2025 il valore incassato nei punti vendita fisici tramite strumenti di pagamento digitali ha raggiunto 188 miliardi di euro (+4% sullo stesso periodo 2024). Ma c’è un altro dato che fa riflettere: 20 miliardi (il 10,6%) arrivano da carte estere. La forza del turismo ha di fatto imposto un cambio culturale in negozi ed esercizi pubblici. La “sanzione” del mercato, cioè il rischio di non intercettare le abitudini di acquisto cashless della clientela, spinge i micropagamenti digitali e riduce lo scontrino medio, rivelandosi più potente dello spauracchio di eventuali segnalazioni alla Guardia di Finanza o alla polizia locale (la penalità per chi non accetta carte e app è di 30 euro più il 4% del valore della transazione negata).