Sarebbe un errore dire che nella lotta al caporalato in agricoltura finora non è stato fatto nulla. Ma è un dato di fatto che tanto resta ancora da fare. E’ la sintesi sul lavoro irregolare in agricoltura che in occasione della riunione di oggi 19 febbraio del tavolo anticaporalato al ministero del Lavoro, traccia la segretaria generale della Uila, Enrica Mammucari.
L’Italia il paese con la legislazione più avanzata
«L’Italia è il paese che ha la legislazione più avanzata in materia – spiega -. Già da tempo, con la legge 199/2016 e la previsione dell’art. 603 bis del codice penale sono state inasprite le pene contro il caporalato. Passi avanti sono stati compiuti sulla condizionalità sociale, principio recepito anche nella Politica agricola comune. Significa che se un’azienda si è macchiata del reato di sfruttamento della manodopera si vede tagliati o negati i contributi Ue. Nell’ultimo incontro con i ministri del Lavoro e dell’Agricoltura, Agea ci ha comunicato di aver disposto le prime revoche sugli aiuti comunitari. E’ stato compiuto un primo importante tratto di strada, serve completare il percorso».
In crescita la manodopera straniera nei campi
Secondo i dati elaborati dalla Uila sulla base dei risultati degli elenchi anagrafici negli ultimi dieci anni si è registrato un incremento del 17,9% dei lavoratori nati fuori dall’Italia ma impiegati nei campi italiani. Mentre parallelamente nello stesso periodo si è registrata una flessione dell’11,6% della manodopera italiana. Inoltre, nel 2024 tra la manodopera agricola a tempo determinato (contratti che coprono l’86% dei rapporti di lavoro regolari in agricoltura) proveniente dall’estero ha raggiunto il 42% la quota più alta dieci anni fa erano il 35%.








